Perché le donne (ma non solo) vanno in menopausa?
LA SAPEVI QUESTA?

Perché le donne (ma non solo) vanno in menopausa?

La fine del ciclo mestruale segna la fine della fertilità, ma le sue cause restano incerte. Le teorie non mancano, soprattutto di tipo evolutivo. Quel che sappiamo è che la menopausa va vista – finalmente - come una fase di trasformazione che apre a nuovi ruoli e possibilità

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La menopausa è uno dei pochi fenomeni universali che, pur essendo naturale, resta avvolto da silenzi, stereotipi e fraintendimenti. Dal punto di vista biologico, coincide con l’esaurimento progressivo della riserva ovarica di una donna e con la fine quasi completa della produzione degli estrogeni. Il risultato è che il ciclo mestruale scompare e con esso viene meno anche la possibilità di fare figli. È un fenomeno che si sviluppa nel tempo: il periodo di transizione verso la scomparsa definitiva delle mestruazioni è detto climaterio e generalmente inizia e si completa tra i 45 e i 55 anni.

Se sappiamo che cos’è la menopausa, non è chiaro perché sia il destino di tutte le donne. Da un punto di vista evolutivo sembra infatti non avere senso: il fatto che la fertilità femminile termini molto prima della fine della vita contrasta con la teoria evoluzionistica per cui ogni funzione sopravvive alla selezione naturale sulla base dei vantaggi riproduttivi che offre. Secondo questa prospettiva, una donna in menopausa non risponde più alla sua funzione; eppure vive ancora per molti anni. Sembra essere un paradosso biologico.

Va notato, però, che una lunga vita dopo la menopausa non riguarda solo le femmine di homo sapiens, ma anche femmine di altre – poche - specie di mammiferi particolarmente longeve. Per esempio le orche e altre odontoceti (delfini e capodogli) e le femmine di alcuni gruppi di scimpanzé. Il fatto che anche in altre specie le femmine vivano ancora a lungo dopo la menopausa contraddice l’ipotesi che questo fenomeno sia legato al miglioramento delle condizioni di vita della specie umana, con il conseguente allungamento della loro vita media.

Anche le orche vivono a lungo dopo la fine del periodo fertile. Foto by Musat - iStock
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Anche le orche vivono a lungo dopo la fine del periodo fertile. Foto by Musat - iStock

E allora perché si va in menopausa? Gli evoluzionisti darwinisti hanno proposto la teoria “della nonna”: le donne, vivendo oltre l’età fertile, contribuiscono alla forza del gruppo trasmettendo conoscenze e aiutando le figlie ad allevare i piccoli in quanto le solleverebbero dalla ricerca e dalla preparazione del cibo.  In altre parole, la menopausa sarebbe una strategia evolutiva che ridefinisce il ruolo sociale della donna nella seconda metà della vita: non è più lei a riprodursi, ma facilita la riproduzione del gruppo per via indiretta.

Come sottolinea la filosofa Gloria Origgi nel suo libro La donna è mobile (Einaudi 2025), “questa teoria non convince completamente”, e per vari motivi. Per esempio, in altre specie, come nelle orche, le femmine non più fertili assumono ruoli di leader e diventano il centro di un sistema matriarcale: altro che continuare a essere al servizio della maternità! O ancora, Origgi fa notare che nelle società ancestrali molto spesso le femmine giovani vanno a vivere con il gruppo dei mariti, separandosi così dalle loro madri.

Poiché di fatto non abbiamo certezze scientifiche sul motivo per cui esiste la menopausa, nel tentativo di liberare le donne non più fertile dallo stigma e dai pregiudizi che ancora accompagnano questo periodo della vita, Origgi propone di pensare ad altre teorie: per esempio, “in una società polarizzata sessualmente come la società umana, è stato un vantaggio selettivo avere individui maturi che potessero occupare ruoli sociali diversi, per esempio di leadership, e fossero sotto la pressione costante del testosterone maschile aiutando in questo modo a placare la guerra più antica del mondo, ossia quella tra i generi”.

Quale che sia il motivo dell’insorgere della menopausa, è vero che resta ancora oggi un tabù. Non è celebrata come altre transizioni della vita, ma spesso nascosta o banalizzata. Questo silenzio contribuisce a relegare le donne non più fertili dentro una sorta di invisibilità, soprattutto nel mondo del lavoro e nei media. Eppure, proprio questa fase coincide con un potenziale cambiamento di ruolo: meno vincoli biologici, maggiore autonomia, possibilità di ridefinire priorità e relazioni. Riprendendo Origgi, la menopausa può essere letta come una “soglia filosofica”: un momento in cui il corpo cambia e, con esso, il modo di stare nel mondo. Non è una fine né un passaggio a una funzione diversa ma sempre finalizzata alla riproduzione, bensì l’inizio di una nuova fase, che richiede un cambiamento di sguardo. Scientifico, ma anche culturale. E che può portare anche una grande libertà.

Fonti principali

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Marta Dore

Marta Dore

Giornalista, si è occupata di salute, tecnologia, cultura, migranti. È la caporedattrice di Lucrezio.