L’articolo di Giorgio Volpi La difficile natura del blu ci ha fatto venire voglia di andare a vedere da vicino quello che ci ha raccontato, di cercare quel colore nei petali, nelle squame e nelle piume, e poi ritrovarlo negli oggetti e nelle opere d’arte. Ecco allora una fotogallery per seguire, un’immagine alla volta, le tante strade con cui la natura e gli esseri umani hanno imparato a inventare il blu.
Perché è facile riconoscerlo, ma molto meno facile capire da dove arrivi. Una campanella cambia colore mentre si apre, grazie a una variazione dell’acidità nelle cellule dei petali. Un’ortensia rivela, con le sue sfumature, qualcosa della chimica del terreno. Nell’erba miseria asiatica, invece, il blu nasce dall’unione di più pigmenti con ioni di magnesio: un piccolo lavoro di squadra molecolare.
Tra gli animali, il viaggio prende un’altra direzione. Molti pesci e uccelli ci appaiono blu grazie a minuscole strutture che interagiscono con la luce. Il colore che vediamo, insomma, non è necessariamente custodito in un pigmento. Il pesce mandarino costituisce una rara eccezione: nella sua pelle il pigmento blu c’è davvero.
Poi arriviamo noi, con il desiderio di portare quel colore sulle pareti, negli oggetti, nelle immagini. Dal blu egizio al pigmento resistente dei Maya, fino alla luce nell’arte di Dan Flavin, la ricerca continua attraverso materiali e tecniche diverse.
La fotogallery comincia da un fiore che sta per aprirsi. Guardatelo bene: il suo blu è una conquista appena avvenuta.