Backrooms: perché quelle stanze vuote ci inquietano?
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Backrooms: perché quelle stanze vuote ci inquietano?

Una fotografia anonima, un labirinto di stanze giallastre e una leggenda cresciuta sul web: a "Strane Storie" esploriamo il fenomeno delle Backrooms e ciò che racconta delle nostre paure

ItsMattFilms - iStock

Una moquette color senape, pareti ingiallite, luci al neon. Nessuna finestra, nessun mobile, nessuno in vista. Solo stanze e corridoi che sembrano ripetersi all’infinito. Non ci sono mostri né tracce di sangue: perché, allora, questa immagine ci mette così a disagio? È da una fotografia condivisa online nel 2019 che nasce la leggenda delle Backrooms: un labirinto fuori dalla realtà, in cui si potrebbe finire per errore, senza sapere come uscirne. Una storia costruita collettivamente sul web, diventata un universo di racconti, video e creature inquietanti, fino ad approdare al cinema.

L'episodio di "Strane Storie" dedicato alle Backrooms.

In questo episodio di Strane Storie, Massimo Polidoro ci accompagna nei corridoi del folklore digitale, tra videogiochi e psicologia, per esplorare il fascino degli “spazi liminali”: luoghi di passaggio che riconosciamo, ma che, svuotati di persone e funzioni, diventano improvvisamente estranei. Come può un ambiente tanto ordinario trasformarsi in un incubo condiviso? E quanto conta ciò che la nostra mente immagina di trovare dietro l’angolo?

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