A forza di raccontare agli amici le stranezze di piante e animali, può succedere che qualcuno suggerisca di raccoglierle in un libro. A Giorgio Volpi è capitato così. Ma tra il piacere di raccontare a voce e il coraggio di pubblicare c’erano di mezzo alcune difficoltà: quelle incontrate da bambino nell’imparare a scrivere, che avevano lasciato un segno. Il manoscritto è rimasto in un cassetto per due anni, prima di trovare la strada verso i lettori.
Dopo aver esplorato al Gomitolo atomico le sorprendenti capacità anche artistiche degli animali, in questo Filo del discorso il chimico e naturalista prosegue la conversazione con Massimo Polidoro e racconta un’avventura più personale: la scoperta della scrittura e di un pubblico animato dalla sua stessa voglia di conoscere.
Dal primo al secondo libro, lo sguardo si allarga dalla chimica all’arte, alla musica, alla ritualità. E nella ricerca entra anche una passione di famiglia: nonno ballerino, padre musicista, Volpi suona il clarinetto e una cornamusa francese in un trio di musica tradizionale. Tutto cià che riguarda anche la propria vita può diventare parte di una storia da condividere.
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