I cani capiscono davvero quando parliamo?
LA SAPEVI QUESTA?

I cani capiscono davvero quando parliamo?

I padroni sono convinti che al loro cucciolo manchi soltanto la parola. Non è così, ma quasi. Lo confermano alcuni studi recenti

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Instagram e TikTok traboccano di reel che mostrano donne o uomini impegnati in conversazioni telefoniche di fianco al loro cane. Nei loro discorsi ricorrono parole quali “pappa”, “fuori”, “medicina”, “mosche”, “pallina”, “usciamo” e sempre il cane alza le orecchie, va in allerta o si alza scodinzolando. Ogni padrone è in effetti convinto che il suo cane, di solito considerato il più intelligente di tutti i cani, capisce i discorsi che fa, anche quando non sono direttamente rivolti al cucciolo di casa. Ci sono molti studi scientifici che hanno cercato di trovare una risposta a questa convinzione soggettiva, anche se con sfumature e da punti di vista diversi. 

Una ricerca dell’Università Eötvös Loránd di Budapest dimostra che i cani distinguono l’equivalente di un “sì” e di un “no” anche quando le parole non sono dette, ma sostituite da una sillaba neutra pronunciata in modi diversi: più lunga o più corta, più acuta o più grave, ripetuta più volte o emessa una sola volta. In pratica, ciò che conta, secondo questo studio, è la struttura sonora del messaggio.

Se lo studio di Budapest suggerisce che l’intonazione ha un peso enorme nella comprensione da parte dei cani del linguaggio umano, un’altra ricerca pubblicata su Animal Cognition sposta il focus nella direzione opposta, dimostrando che le parole in sé hanno un valore che va ben oltre il tono con cui vengono pronunciate. Anche di fronte a una comunicazione monotona, infatti i cani sono in grado di afferrare alcune parole. In questo studio, i ricercatori hanno testato la capacità dei cani di riconoscere parole di comando come “siediti” o “giù” anche in discorsi non rivolti direttamente a loro. Il risultato cambia il quadro: i cani non si limitano a interpretare tono di voce o melodie vocali, ma estraggono significati precisi dal flusso del parlato, anche quando non sono i destinatari di quel discorso. Questo significa che il cane seduto sul divano mentre il padrone telefona non sta soltanto percependo l’umore della conversazione attraverso il tono.

Sta anche in effetti ascoltando le parole, riconoscendo quelle che conosce (per esempio “usciamo” o “pappa”), e reagendo di conseguenza.

Lo scenario si complica e si fa ancora più affascinante con lo studio pubblicato sulla rivista Science a gennaio 2026 e condotto dalla ricercatrice israeliana Shany Dror, ricercatrice post-dottorale presso l’Università di Medicina Veterinaria di Vienna.

Dror ha scoperto che alcuni cani particolarmente intelligenti, noti come “Gifted Word Learner” (GWL), sono capaci di imparare nuove parole origliando le conversazioni dei loro proprietari, in modo analogo a quanto fanno i bambini di diciotto mesi. Non si tratta di cani addestrati in modo intensivo, ma di animali che hanno sviluppato spontaneamente una capacità linguistica straordinaria: alcuni conoscono i nomi di oltre duecento giocattoli, altri addirittura di trecento.

Un cane perplesso mentre il suo padrone parla al cellulare.
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Un cane perplesso mentre il suo padrone parla al cellulare.

Il team di ricerca ha lavorato, istruendo i padroni dei cani, con dieci esemplari GWL, tra cui 8 Border Collie, un incrocio tra Border Collie e un meticcio da lavoro, e un Labrador Retriever. Non tutti i cani sono dotati in questo modo, però. La maggioranza dei cani di famiglia, testati come gruppo di controllo nello stesso studio, non ha mostrato le stesse abilità. Il talento dell’ascolto indiretto, almeno nella sua forma più sofisticata, è raro.

I risultati di questa ricerca restano però molto significativi perché dimostrano che i processi socio-cognitivi che consentono l’apprendimento di parole dal parlato ascoltato di nascosto non sono esclusivamente umani. 

Messi insieme, questi tre filoni di ricerca disegnano un quadro molto più ricco di quello che ci si potrebbe aspettare. I cani non sono semplici macchine da condizionamento che associano suoni a ricompense. Leggono la struttura musicale della nostra voce, ne estraggono informazioni emotive precise, riconoscono parole specifiche anche quando non sono i destinatari del discorso e, almeno i più dotati, sono in grado di costruire un vocabolario ascoltando le nostre conversazioni proprio come fanno i bambini di un anno e mezzo.

Ma c’è di più: un recente studio dell’Università di Parma, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, ha dimostrato che i cani sbattono le palpebre più spesso quando vedono i loro proprietari o le loro proprietarie farlo, e ciò avvalora l’ipotesi che questo comportamento, che è in primo luogo fisiologico, possa avere anche una funzione sociale. La comunicazione tra cani e persone potrebbe dunque essere molto più sottile di quanto normalmente percepiamo: i cani prestano grande attenzione ai volti umani e anche i movimenti davvero minimi, come un battito di ciglia, potrebbero contribuire al continuo scambio di informazioni e feedback durante un’interazione sociale.

La prossima volta che parlate al telefono con il vostro cane accanto, insomma, sappiate che lui vi guarda e… vi sta ascoltando! E probabilmente sta capendo più di quanto pensiate.

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Marta Dore

Marta Dore

Giornalista, si è occupata di salute, tecnologia, cultura, migranti. È la caporedattrice di Lucrezio.