Houdini e il mito della liberazione
INSOLITO

Houdini e il mito della liberazione

Da Prometeo a Rousseau, dalle catene della mitologia a quelle della società moderna: come il più celebre artista della fuga trasformò le sue evasioni in un simbolo universale del desiderio umano di libertà

La figura di Harry Houdini, l’uomo che rompe le catene, l’artista dell’evasione – come amava definirsi –, rappresenta un’eccezionale incarnazione moderna di un mito ancestrale: quello della liberazione da ogni vincolo. Nella sua corporeità costretta e nelle sue straordinarie imprese si condensano secoli di simbolismo, che spaziano dalla mitologia greca alla filosofia del Novecento. Houdini non inventa quel gesto; piuttosto, lo eredita, lo reinterpreta e lo spettacolarizza, trasformandolo in un potente segno di libertà. È un uomo che sfida le forze che lo opprimono e, nella sua vittoria, rappresenta un profondo desiderio collettivo.

Nell’antichità, l’immagine delle catene si associava al sacro, alla trasgressione di un ordine precostituito. Pensiamo a Prometeo, imprigionato da Zeus a una roccia del Caucaso, incatenato per la sua ribellione benefica: avere rubato il fuoco per donarlo all’umanità. Qui, le catene rappresentano la condanna per la disobbedienza all’autorità del dio. Lo scioglimento – che avverrà solo per mano di un altro personaggio, Eracle – segna una rottura straordinaria del decreto supremo. In Houdini, quest’immagine si secolarizza. I suoi vincoli non sono imposti come castigo da una divinità offesa, ma dai meccanismi della tecnologia, dell’industria e della modernità urbana: manette della polizia, casseforti, gabbie d’acciaio e camicie di forza. Tuttavia, il significato non è così distante: Houdini emerge come portatore di salvezza, non solo per se stesso, ma per tutti quelli che vi si identificano.

Harry Houdini: il re della fuga
Harry Houdini: il re della fuga

La religione, in particolare quella cristiana, ha a lungo utilizzato la metafora della schiavitù per trattare tematiche come il peccato, la morte e la possessione demoniaca. L’annullamento della prigionia, spesso per intervento celeste, diviene un segno della benevolenza di Dio. San Paolo, sciolto dai ceppi a Filippi grazie a un terremoto, e san Pietro, che esce dal carcere di Gerusalemme per l’arrivo tempestivo di un angelo, ricordano come la fede possa infrangere i limiti imposti dal potere terreno. Houdini, al contrario, rovescia questo schema: la sua liberazione non si affida ai miracoli, bensì alla sua abilità, alla tecnica e all’ingegno. La razionalità moderna sostituisce il deus ex machina, collocandolo nel cuore del positivismo e del progresso scientifico del primo Novecento. Eppure, malgrado sia privo di riferimenti al soprannaturale, il suo spettacolo conserva una dimensione quasi mistica, se non religiosa: il pubblico trattiene il fiato, osserva il corpo in tensione e vive la suspense in un grande momento rituale di massa, fino al fatidico momento risolutivo finale, che scatena un sollievo quasi catartico. Gli spettatori sono davvero convinti che ci sia qualcosa che trascende l’umano nelle sue esibizioni infallibili. La grande attrice Sarah Bernhardt gli chiese se, usando la sua magia, avrebbe potuto farle rinascere la gamba amputata, e perfino Conan Doyle era convinto che potesse realizzare le sue straordinarie fughe perché capace di smaterializzarsi.

Se analizziamo il piano politico e filosofico, è inevitabile richiamare l’apertura di Il contratto sociale di Rousseau: “L’uomo è nato libero, e ovunque è in catene”. Un concetto apparentemente contraddittorio. La catena diviene metafora della condizione umana nella società, soggetta a leggi inique, ingiustizie, norme e convenzioni obsolete. Houdini, cresciuto in una famiglia di immigrati ebrei ungheresi e nell’indigenza, incarna anche questo aspetto di rivolta: il suo escapismo rappresenta una forma di riscatto. È l’individuo che crea da solo il proprio destino, che sfida la classe sociale e la marginalità, che provoca il potere e invita alla costruzione di un mondo dove tutti siano uguali. Quando si libera sopra la folla trepidante, diventa un simbolo vivente delle possibilità di cui ognuno dispone per sovvertire il sistema, non attraverso la rivoluzione, ma con ingegno e volontà.

Il Romanticismo aveva già trasformato i legami materiali in ostacoli dello spirito: l’uomo romantico viene soggiogato non solo dal contesto esterno, ma anche dalla propria interiorità, dalla tragica presa di coscienza della propria finitezza. Nel Novecento emerge la psicanalisi, e Freud rivela come l’inconscio rappresenti una nuova forma di costrizione: desideri repressi, traumi e pulsioni che si agitano al di sotto della superficie dell’Io. Houdini ha un rapporto ambiguo con questo mondo spirituale: da un lato, combatte contro i falsi medium, smaschera i trucchi dell’occultismo e si erge come apostolo di un approccio scientifico; dall’altro, il suo spettacolo tocca corde profondamente ataviche e passionali, coltiva il desiderio di oltrepassare la morte, esalta la fascinazione per la sfida spinta all’estremo e la necessità di impersonificare un individuo superiore, capace di realizzare ciò che noi non possiamo. Le sue catene sono quelle della società contemporanea: forgiate non dal fuoco di Efesto, ma dai meccanismi industriali, dalla legge, dal conformismo e dalla psicologia. La sua figura si colloca all’intersezione tra controllo e abisso, tra modernità e arcaico, tra logica e magia; in questo, non è affatto distante dalle leggende che l’hanno preceduto.

In Houdini, però, il mito classico dell’eroe non viene semplicemente ripetuto, ma radicalmente trasformato. Come l’eroe antico, nasce ai margini della civiltà, cambia nome, attraversa prove estreme, scende agli inferi e ritorna davanti alla comunità. Tuttavia, a differenza di un personaggio mitologico o religioso, Houdini non libera una città, né fonda un ordine innovativo: l’unico territorio da conquistare è la propria identità. I ferri che spezza non sono il segno dell’ingiustizia da correggere, ma il dispositivo necessario perché la sua abilità possa manifestarsi. In una società moderna che non crede più al mito, Houdini restituisce al corpo il compito di dimostrare la libertà dell’essere umano, trasformando l’evasione in occasione di rinascita pubblica. Il suo valore non è politico né morale, ma ontologico: attraverso il rischio reale e concreto, afferma di esistere come individuo nuovo, visibile, americano. Le catene non sono il nemico da distruggere, ma la prova iniziatica da attraversare affinché l’eroe possa ogni volta tornare a nascere.

Nel suo libro Cento anni di Houdini. Sai spezzare le tue catene? (Meltemi Editore) Laura Forti analizza il modo in cui un’immagine, quella di spezzare le catene, legata al nome di Houdini, abbia attraversato la cultura novecentesca e quella pop giungendo a noi in forme molteplici e polisemiche. La prefazione è di Massimo Polidoro.

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Laura Forti

Laura Forti

Laura Forti è una drammaturga, scrittrice, attrice, regista e giornalista italiana, è considerata una delle autrici teatrali italiane più rappresentate all'estero.