Houdini: il mago che non può morire
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Houdini: il mago che non può morire

A cento anni dalla sua scomparsa, il nome di Houdini è ancora sinonimo di magia e mistero. Ma chi era davvero l’uomo che sfidava ogni catena, e perché continua a stupirci? Benvenuti nello speciale che "Lucrezio" gli dedica

Se provate a chiedere alle prime persone che incontrate per strada il nome di un mago, potete stare certi che nove volte su dieci vi risponderanno: «Houdini». A cento anni dalla sua morte, è ancora il più grande illusionista di tutti i tempi.

Houdini
© Collezione Arthur Moses
Houdini, con i suoi assistenti, dopo la fuga da un'asse a cui era stato legato con una serie di cinghie di cuoio.

La divina Sarah Bernhardt gli chiese un giorno se, usando la sua magia, avesse potuto farle ricrescere la gamba amputata. Il presidente Roosevelt si convinse che quell’uomo dovesse avere straordinarie facoltà medianiche, visto come riusciva a leggergli il pensiero. Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes, concluse che poteva realizzare le sue leggendarie fughe perché capace di smaterializzarsi. E Bernard Shaw amava ripetere che la fama di quel mago era paragonabile solo a quella di Gesù Cristo.

Eppure Houdini non ha mai preteso di possedere doti soprannaturali: era un illusionista, certamente il più grande mai vissuto, ma pur sempre un artista che si serviva di trucchi per stupire il suo pubblico. Trucchi spettacolari, ingegnosi, che richiedevano un’enorme abilità e concentrazione, ma pur sempre trucchi.

Era nato a Budapest nel 1874 (il suo vero nome era Ehrich Weiss) ed era emigrato ancora bambino in America con la famiglia, dedicandosi fin da piccolo alla sua passione, la magia, e vivendo per anni una vita di stenti. Fu solo intorno al 1900, quando la gente cominciò a impazzire per la sua abilità di liberarsi da ogni tipo di legame, che il suo successo esplose: al punto da trasformarlo, agli occhi di molti, in una sorta di idolo dai poteri miracolosi.

Il segreto di Houdini a "Strane Storie"

Ma Houdini non fu soltanto il “re dell’evasione”, come dicevano le sue locandine. Fu un uomo del suo tempo, che amava la scienza e la tecnologia e sapeva servirsene: un pioniere del cinema, un inventore, uno dei primi uomini a volare su un aeroplano, un collezionista, uno scrittore e, soprattutto, il nemico più pericoloso di medium ciarlatani e spiritisti truffaldini. In questo senso, fu un vero e proprio precursore di James Randi e di organizzazioni come il CSI e, in Italia, del CICAP.

Là dove fior di scienziati, tra cui anche qualche premio Nobel, si lasciavano ingannare dai trucchi più o meno scaltri di medium e sensitivi, Houdini riconosceva i sotterfugi dietro le apparenti magie e li smascherava. Il fatto è che lo scienziato non è preparato a scoprire i trucchi: non è il suo mestiere. Nei laboratori, del resto, è raro che qualcuno bari: i protoni e i neutroni non lo farebbero mai. Gli uomini sì.

Houdini sul punto di essere chiuso in una cassa di legno e gettato nel fiume Hudson, a New York (foto colorizzata da Dana Keller)
© Foto colorizzata da Dana Keller
Houdini sul punto di essere chiuso in una cassa di legno e gettato nel fiume Hudson, a New York (foto colorizzata da Dana Keller)

Ma perché quel gesto, spezzare una catena, uscire da una prigione, ci emoziona tanto? È la domanda da cui partirà Laura Forti, autrice di Cento anni di Houdini, che in Houdini riconosce l’incarnazione moderna di un mito antichissimo: quello della liberazione da ogni vincolo. Da Prometeo incatenato alla roccia del Caucaso fino alle parole di Rousseau («L’uomo è nato libero, e ovunque è in catene»), il suo saggio mostra come l’artista dell’evasione affondi le radici in secoli di simbolismo, trasformando ogni fuga in un piccolo rito collettivo di rinascita.

Come era possibile, allora, che un uomo riuscisse a liberarsi dopo essere stato ammanettato, incatenato, chiuso dentro una cassa di legno inchiodata, legata e gettata in fondo al mare? Houdini rifiutava ogni spiegazione soprannaturale. Certi segreti se li è portati nella tomba; altri sono noti a molti prestigiatori. O quasi: non tutto è conosciuto, e su diverse imprese è ormai possibile soltanto avanzare congetture. Ed è proprio questa incertezza ad aver conservato la sua fama. Come i grandi crimini irrisolti, le sue evasioni offendono il nostro desiderio di vivere senza ambiguità: pretendono una soluzione, e il fatto che restino insolute non fa che perpetuarne il mistero.

Qual è il segreto del mago Houdini? a "Strane Storie"

Del resto, come scriveva lui stesso, «il segreto di un valido spettacolo non consiste tanto in ciò che tu fai realmente ma in quello che il pubblico, amante del mistero, ritiene che tu faccia».

Una locandina che presenta James Randi e la sua fuga dal bidone del latte
Una locandina che presenta James Randi e la sua fuga dal bidone del latte

Qualcuno, però, i segreti di Houdini li conosce davvero bene. È il caso di James Randi, mio maestro, oltre che l’illusionista americano che per anni ha ripetuto sui palcoscenici di mezzo mondo le stesse imprese del maestro e che di Houdini è stato, forse, l’unico vero erede. In questo speciale ci porta dentro uno dei numeri più celebri del repertorio houdiniano, l’evasione dal Bidone del Latte, e ci racconta, in prima persona, che cosa si prova davvero quando il coperchio d’acciaio si chiude sopra la testa.

C’è poi un Houdini meno noto, che negli ultimi anni della sua vita trasformò la lotta contro i falsi medium in una vera e propria crociata. Smascherò sensitivi celebri, come Margery, la “strega di Boston”, e sedette persino nella commissione dello Scientific American incaricata di accertare l’esistenza delle facoltà paranormali. Eppure, paradossalmente, nessuno più di lui ha alimentato il sogno di sfidare la morte e di varcare il confine dell’ignoto.

Houdini ritorna dall'aldilà? su "Strane Storie"

È su questa soglia, tra scetticismo e fascinazione per il mistero, che si muove il romanzo di Stefano Varanelli, Sotto la piramide. Houdini e Lovecraft indagano l’ignoto, di cui vi proponiamo un capitolo. Immaginate il più grande smascheratore di ciarlatani e il maestro dell’orrore cosmico, H. P. Lovecraft, uno di fronte all’altro, alle prese con qualcosa che sfugge a ogni spiegazione.

Houdini morì il 31 ottobre 1926, la notte di Halloween. La leggenda e il cinema raccontano spesso che a ucciderlo fu il numero della cella della tortura cinese dell’acqua; ma è falso: aveva presentato quel numero per quindici anni senza mai un problema. La verità, si è sempre detto, è un’altra: una sera d’ottobre uno studente lo sfidò a contrarre i muscoli dello stomaco per resistere ai suoi pugni; Houdini accettò, ma non ebbe il tempo di prepararsi. Ne seguì una peritonite, e pochi giorni dopo il più grande illusionista di tutti i tempi si spense, a soli 52 anni.

È la versione che abbiamo sempre raccontato. Eppure, proprio nell’anno del centenario, una nuova indagine ha riportato alla luce documenti controversi e possibili irregolarità nel certificato di morte. E se la storia fosse andata diversamente?

Houdini è stato ucciso? su "Strane Storie"

«Houdini poteva scappare da qualunque cosa», disse un suo amico, «ma non dalla nostra memoria». Forse fu la moglie, Bess, a cogliere nel segno: «Il segreto di Houdini è Houdini stesso». Chiunque potrebbe ripetere le sue evasioni più famose, e molti lo hanno fatto, ma nessuno è più riuscito a conquistarsi un posto perpetuo nell’immaginario collettivo. C’è stato un solo Houdini, e non ce ne potranno essere altri.

Ogni volta che qualcuno lo nomina, Houdini vive. Ogni volta che qualcuno lo prende a modello per un’impresa straordinaria, Houdini vive. Ma soprattutto Houdini vive, e vivrà sempre, ogni volta che gli occhi di una bambina o di un bambino si spalancano di meraviglia al racconto delle sue imprese. Ed è esattamente lì che comincia questo speciale.

Massimo Polidoro ha scritto diversi libri dedicati alla figura di Houdini: Il grande Houdini (Piemme, 2001), Final Séance: The Strange Friendship Between Houdini and Conan Doyle (Prometheus, 2001), Il mago e la strega (CICAP, 2018), Houdini. Mago dell’impossibile (Codice Edizioni, 2018), Tutti i segreti di Houdini (Il Battello a Vapore, 2026).

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Massimo Polidoro

Massimo Polidoro

Divulgatore scientifico, scrittore e giornalista, è il cofondatore e Direttore di Lucrezio.