Il futuro comincia oggi
Nasce Lucrezio, dove scienza, arte e pensiero si incontrano. Perché capire il mondo è il primo passo per cambiarlo.
Oggi, 1 ottobre 2026, nasce Lucrezio. È uno spazio che vuole condividere conoscenza in maniera accessibile a tutti, dove fare dialogare scienza e arte, filosofia e tecnologia, economia e storia. Il mondo oggi è estremamente complesso, attraversato da tensioni, conflitti e crisi drammatiche, ma ciò non significa che non sia possibile comprenderlo. Anzi, capire un problema è il primo passo per tentare di risolverlo. Ma, per riuscirci, occorre avere una visione d’insieme capace di mettere in collegamento la mente e il cuore, l’emozione e lo stupore che suscitano i meccanismi della natura con la logica e la razionalità necessarie per affrontare i problemi sempre più urgenti del nostro tempo.
Dimentichiamoci dunque la separazione novecentesca tra le “due culture”, quella umanistica e quella scientifica, perché non esiste. Il pensiero è unico e quando si riesce a usarlo bene in tutti i suoi aspetti i risultati sono stupefacenti. Lo sapeva bene cinque secoli fa Leonardo da Vinci, capace di integrare perfettamente qualunque tipo di conoscenza, artistica o tecnologica che fosse.
Lo sapeva Einstein, che, riflettendo su come il suo cervello fosse giunto a elaborare teorie capaci di modificare in maniera radicale tutto ciò che fino a quel momento veniva dato per assodato, spiegò che non ci era arrivato sulla base di dati sperimentali o calcoli, ma in base a «un puro gioco inventivo».
È questo il motivo per cui ci piace definire Lucrezio “la meraviglia del sapere”. Conoscere, capire le cose, è davvero il talento più prezioso che Homo sapiens è riuscito a sviluppare. La nostra epoca dispone di così tante informazioni, strumenti e possibilità come non ce ne sono mai state in passato. Ma proprio per questo è più difficile orientarsi.
Un cambio di mentalità
Viviamo un momento storico in cui la nostra capacità di capire è sotto attacco. Dovremmo coltivare uno sguardo lungimirante e il coraggio di affrontare le conseguenze della crescita incontrollata e senza regole che negli ultimi cento anni ci ha portati a fare scelte insostenibili, convinti che la Terra fosse un serbatoio inesauribile di risorse da sfruttare a nostro piacimento. Ora ci stiamo rendendo conto che non è così e ci ritroviamo con un conto salatissimo da pagare. Eppure, ancora non agiamo, sembriamo come frastornati da un’ubriacatura. E non è un caso.
La comunicazione privilegia la velocità e la superficialità, i social sono programmati per creare dipendenza, alimentare ansia e isolamento, la disinformazione dilaga e la polarizzazione ci mette gli uni contro gli altri, strategie favorite da chi ha tutto l’interesse economico a conservare lo status quo, mantenendo le persone nell’ignoranza e nella paura.
Per fortuna, un antidoto c’è: la conoscenza, quella vera. Non l’informazione che ci sommerge, ma la capacità di capire.
Prima ancora (o meglio, insieme) alle azioni concrete necessarie per ristabilire un equilibrio tra umanità e ambiente, è fondamentale cambiare il nostro modo di pensare.
È vero, qualche passo avanti si sta già facendo e se ne parla troppo poco: tecnologie per ridurre le emissioni, energie rinnovabili, economia circolare, opere per adattare le comunità agli effetti ormai inevitabili del cambiamento climatico. Ma tutto questo potrebbe non bastare se non trasformiamo prima lo sguardo con cui vediamo il mondo e il nostro posto al suo interno. È un cambiamento di paradigma, una rivoluzione silenziosa. Più facile a dirsi che a farsi? Non è detto.
E come si fa a cambiare la mentalità di un’intera specie? Partendo dai singoli. Da chi sta leggendo queste parole, per esempio. Non basta dire: «Sono d’accordo, bisognerebbe fare qualcosa». È il momento di passare all’azione. E un buon inizio, secondo noi, è dare ascolto a chi quelle domande se le è già poste, ci ha riflettuto, e ha capito qualcosa che vale la pena condividere.
Ecco perché Lucrezio!
Niente nasce dal nulla e niente ritorna al nulla. Tutto si trasforma e si connette: ciò che oggi distruggiamo, un domani ci mancherà. Questa idea potrebbe sembrare il pensiero di uno scienziato contemporaneo, un ammonimento sul rapporto tra uomo e ambiente. In realtà, è un concetto che emerge dal De rerum natura (La natura delle cose), la straordinaria e modernissima opera di un filosofo vissuto oltre duemila anni fa nell’antica Roma, Tito Lucrezio Caro.
Nel suo poema, Lucrezio non solo rifletteva sulla natura e sul suo funzionamento, ma anticipava molti temi oggi al centro delle nostre preoccupazioni. Parlava dell’interconnessione di tutte le cose e dell’importanza di comprendere il mondo per evitare errori dettati dall’ignoranza e dalla superstizione. Sosteneva che la mancanza di conoscenza porta l’uomo a temere e distruggere ciò che non capisce, senza rendersi conto che questo atteggiamento lo priva della possibilità di vivere in equilibrio con ciò che lo circonda.
Lucrezio spiegava che, per prosperare, l’essere umano deve rispettare il mondo che abita e deve imparare a comprendere e accettare la natura dell’universo attraverso il sapere razionale della “filosofia naturale”, il precursore della scienza moderna, trovando in esso una fonte di pace interiore e di libertà dagli affanni esistenziali. È un richiamo alla responsabilità che non abbiamo mai smesso di dovere imparare.
È vero che, ai suoi tempi, Lucrezio era ammirato da grandi pensatori e poeti come Cicerone, Ovidio o Virgilio, ma il popolo nulla sapeva dei suoi ragionamenti. Dopo la sua morte, con l’affermarsi del cristianesimo, il poema fu quasi dimenticato e il suo autore accusato di empietà, perché negava che gli dèi si occupassero delle sorti del mondo. Restò sepolto per oltre mille anni, finché nel 1417 l’umanista Poggio Bracciolini ne ritrovò per caso una copia in un monastero e lo riportò alla luce.
Dai tempi di Lucrezio, così come dalla riscoperta del suo pensiero in epoca rinascimentale, il mondo è profondamente cambiato proprio grazie all’arrivo di un nuovo modo razionale per conoscere e comprendere la realtà, basato sull’esperimento e la verifica: la scienza. E, se Lucrezio potesse essere qui, sarebbe entusiasta di vedere come oggi la scienza ci aiuta effettivamente a capire che le cose non sono poi tanto diverse da quanto diceva lui, che la realtà è governata da leggi naturali, che tutti i fenomeni hanno spiegazioni razionali e che dovremmo vivere una vita basata sulla conoscenza e sull’uso della ragione.
È questo il motivo che ci ha spinti a dare al nostro progetto proprio il suo nome: Lucrezio.
Le piccole azioni cambiano il mondo
Siamo parte di un universo magnifico e crediamo che solo riconoscendo la forza del pensiero scientifico, il valore della curiosità, l’interdipendenza di tutte le forme di vita e la meraviglia che tutto questo può suscitare in noi possiamo davvero rispettare la natura, crescere come persone libere e costruire un futuro migliore per l’umanità. Provate a pensarci un momento: se ci immaginiamo dentro l’ambiente invece che fuori, non ci sentiamo anche molto meno soli?
Invece di essere una specie separata dalle altre (padrona delle altre, ma sola come tutti quelli che stanno al vertice di una piramide) noi siamo insieme. Un pensiero semplice, eppure rivoluzionario.
Ma ogni rivoluzione culturale comincia da una rivoluzione interiore: nel modo in cui vediamo noi stessi, gli altri e il mondo. Questa rivoluzione, come ci insegna la storia, è alla nostra portata. Ma dobbiamo volerlo.
Il futuro non è già scritto, quello che facciamo conta e possiamo cambiare le cose che non vanno, ma prima dobbiamo uscire dalla buca che ci siamo scavati: se c’è qualcosa che non manca alla nostra specie è proprio l’inventiva e la capacità di trovare soluzioni ai problemi più complessi. Ma dobbiamo agire ora. Smettere di tergiversare, smettere di fare finta che non ci siano problemi o che qualcuno, un Dio, gli extraterrestri o un miliardario di turno, verrà a salvarci.
Per una coincidenza non pianificata, ma che ci ha emozionato vedere, la nascita di Lucrezio avviene oggi, il 1 ottobre 2026, a un anno esatto di distanza dalla scomparsa di una donna straordinaria, Jane Goodall (di cui pubblichiamo oggi, alle 13.00, un’intervista in parte inedita). Come Jane amava ricordare: «Pensiamo oltre i conflitti. Pensiamo al mondo in cui tutti vorremmo vivere. Perché se guardiamo il quadro nel suo insieme è inevitabile sentirsi senza speranza e impotenti. Ma nel momento in cui capiamo che anche le piccole azioni, sommandosi, possono fare una grande differenza, possiamo cominciare ad agire per rendere il mondo un posto migliore».
Il mondo non è condannato. La nostra Terra non sta morendo, non è un pianeta esausto da cui fuggire in tutta fretta. A essere in pericolo, dunque, non è il mondo: è la nostra civiltà. La Terra è sopravvissuta a estinzioni di massa e continuerà a funzionare per miliardi di anni; quello che rischiamo di perdere non è il pianeta, ma il mondo che abbiamo costruito, e noi con esso.
Davanti a noi si estende, se non un’eternità, una quantità di tempo potenziale inimmaginabile. Considerando che la nostra specie, Homo sapiens, è comparsa solo tra i duecentomila e i trecentomila anni fa, la prospettiva di avere ancora qualche miliardo di anni a disposizione, prima che il Sole collassi è qualcosa di formidabile. Ma ancora per un bel pezzo, per quanto possiamo sapere, la nostra Terra resterà l’unico delicato e meraviglioso pianeta capace di ospitare la vita.
Come mi ha detto una volta Piero Angela: «Il futuro lontano potrà forse spegnersi come un fuoco d’artificio, ma il presente è una scintilla che brilla qui e ora. E quella scintilla è nelle nostre mani. Sta a noi decidere se usarla per consumare ciò che abbiamo, o per costruire un mondo più giusto, più sostenibile, più umano».
Con Lucrezio vogliamo raccontare tutto questo, coltivando meraviglia e spirito critico, in modo che quella scintilla, la luce della conoscenza, illumini il nostro cammino. È una fiammella che può sembrare fragile, minacciata dalle ombre che si addensano intorno a noi. Ma proprio per questo è ancora più importante alimentarla, proteggerla e condividerla. La scienza non ci dà risposte definitive, ma ci offre strumenti per cercarle, per capire il mondo e, in definitiva, noi stessi.
Massimo Polidoro
Divulgatore scientifico, scrittore e giornalista, è il cofondatore e Direttore di Lucrezio.