Come risvegliare il senso di meraviglia
TERRA

Come risvegliare il senso di meraviglia

Perché la meraviglia non è solo un passatempo dell'infanzia, ma una fonte di forza per tutta la vita: le parole di Rachel Carson sul valore di restare in contatto con la bellezza e i misteri della Terra.

Adattamento da una fotografia di Alfred Eisenstaedt, 1962.

«Se le nozioni sono i semi che più avanti producono conoscenze e saggezza, le emozioni e le impressioni dei sensi sono il terreno fertile in cui quei semi devono crescere». Sono parole di Rachel Carson (1907-1964), la biologa marina che, grazie al suo talento di scrittrice e a Primavera silenziosa (1962), ha cambiato il modo in cui guardiamo alla natura.

Nutro un profondo affetto e un'ammirazione immensa per questa donna straordinaria. Era minuta e di salute fragile, eppure, armata soltanto delle sue parole e dei dati scientifici, è riuscita a tenere testa alla potente industria dei pesticidi. Ha anche contribuito a far vedere la natura come una rete di vita di cui anche noi siamo parte, e non come una risorsa da sfruttare a piacimento.

Il suo talento è particolarmente evidente in un piccolo libro, Brevi lezioni di meraviglia. Nacque come articolo per la rivista Woman's Home Companion, che lo pubblicò nel 1956. Carson avrebbe voluto farne un libro più ampio, ma non riuscì a completarlo: uscì postumo, nel 1965. Racconta le escursioni fatte con il pronipote Roger, che nell'estate del 1955, a tre anni, era andato a trovarla nella sua casa sulla costa del Maine. Due anni dopo la madre del bambino morì, e Carson lo adottò.

Insieme camminano lungo la costa rocciosa, attraversano foreste fitte e campi aperti. Osservano animali e piante, il chiaro di luna e le nuvole temporalesche, e ascoltano la "musica viva" degli insetti nel sottobosco. Con la sua prosa poetica, Carson coglie l'essenza del mondo pieno di meraviglia dei bambini e risveglia in noi un antico desiderio di sentirci parte del mondo vivente.

Toccando le emozioni e i sensi, prepara il terreno in cui la conoscenza può mettere radici. È un'idea a cui torno ogni volta che provo a raccontare la scienza.

Per questo non potevamo sperare in un viatico migliore per la partenza di Lucrezio. Ringraziamo l'editore Aboca per averci concesso di riprodurre alcune delle pagine più emozionanti di Brevi lezioni di meraviglia.

Massimo Polidoro


Il mondo di un bambino è fresco, nuovo e bellissimo, pieno di meraviglia ed eccitazione. È davvero una sfortuna che per la maggior parte di noi questa visione limpida, questo istinto autentico per ciò che è bello e ispira incanto, si oscuri fino a perdersi ancor prima di raggiungere l’età adulta. Se avessi un qualche influsso sulla fata buona che veglia sul battesimo di tutti i piccoli, chiederei che il suo dono per ogni bimbo del mondo fosse un senso di meraviglia così indistruttibile da durare tutta la vita, come antidoto infallibile contro la noia e il disincanto degli anni futuri, la sterile preoccupazione per cose che sono artificiali, l’alienazione dalle sorgenti della nostra forza.

Se vogliamo che un bambino mantenga vivo questo senso innato di meraviglia – senza aspettarci un dono dalle fate – sarà necessaria la compagnia di almeno un adulto che possa condividerlo e riscoprire insieme a lui la gioia, l’eccitazione e il mistero del mondo in cui viviamo. I genitori spesso provano un senso di inadeguatezza quando si trovano di fronte alla mente impaziente, sensibile, di un bambino da un lato, e dall’altro a un mondo dalla natura fisica tanto complessa, abitato da una vita così varia e strana che sembra impossibile sottometterla all’ordine e alla conoscenza. Abbattuti, esclamano: “Come posso insegnare a mio figlio qualcosa sulla natura? Non so neppure distinguere un uccello dall’altro!”.

Se le nozioni sono i semi che più avanti producono conoscenza e saggezza, le emozioni e le impressioni dei sensi sono il terreno fertile in cui quei semi devono crescere. Gli anni della prima infanzia sono il momento adatto per preparare il terreno. Quando le emozioni saranno state risvegliate – un senso di bellezza, l’eccitazione per ciò che è nuovo e sconosciuto, un sentimento di partecipazione, compassione, ammirazione o amore – allora sì che desidereremo conoscere l’oggetto della nostra risposta emotiva. Una volta trovato, il suo significato durerà per sempre. È più importante preparare il terreno perché il bambino abbia voglia di conoscere anziché nutrirlo di nozioni che non è ancora pronto ad assimilare.

Anche se siete genitori che credono di non sapere granché della natura, potete fare comunque tanto per vostro figlio. Quando siete insieme a lui, ovunque vi troviate e qualunque siano i vostri mezzi, potete alzare lo sguardo al cielo: alla bellezza dell’alba e del crepuscolo, alle nuvole in movimento, alle stelle di notte. Potete ascoltare il vento, sia che soffi maestoso nella foresta o che intoni un ritornello a più voci attorno alle grondaie di casa o agli angoli del vostro palazzo; e, ascoltandolo, magicamente i vostri pensieri si libereranno. Potete sentire la pioggia sul viso, pensare al suo lungo viaggio e alle molte trasformazioni, dal mare, all’aria, alla terra. Anche se vivete in città potete trovare un luogo – un parco, un campo da golf – da cui osservare le misteriose migrazioni degli uccelli e il cambio delle stagioni. Insieme al vostro bambino potete riflettere sul mistero di un seme che cresce, si tratti anche di un solo seme piantato in un vaso di terra sul davanzale della finestra in cucina.

Esplorare la natura con vostro figlio significa principalmente diventare ricettivi verso ciò che vi circonda. Significa imparare di nuovo a usare gli occhi, le orecchie, le narici e i polpastrelli, riattivando i canali delle percezioni sensoriali ormai in disuso.

Per la gran parte di noi, la conoscenza del mondo deriva innanzitutto dalla vista; eppure ci guardiamo attorno con occhi così miopi da renderci parzialmente ciechi. Un modo per aprire gli occhi alla bellezza che di solito trascuriamo è domandarsi: “Che effetto mi farebbe se lo vedessi per la prima volta? E se sapessi che non potrei vederlo mai più?” […]

Qual è il valore di preservare e rafforzare questo senso di stupore e meraviglia, la consapevolezza di qualcosa che va al di là dei confini dell’esistenza umana?

Esplorare il mondo naturale è solo uno dei tanti modi di trascorrere le ore felici dell’infanzia o c’è qualcosa di più profondo?

Sono certa che ci sia qualcosa di più profondo, qualcosa di duraturo e importante. Coloro che vivono tra le bellezze e i misteri della terra – siano essi scienziati o persone comuni – non saranno mai soli o stanchi della vita. A dispetto delle contrarietà e delle preoccupazioni dell’esistenza, i loro pensieri sapranno trovare strade che conducono all’appagamento interiore e a un rinnovato entusiasmo nei confronti della vita.

C’è una bellezza simbolica oltre che reale nella migrazione degli uccelli, nel flusso e riflusso della marea, nel bocciolo chiuso in attesa della primavera.

C’è qualcosa di infinitamente terapeutico nel continuo ripetersi della natura: la certezza che l’alba giungerà dopo la notte, e la primavera dopo l’inverno. […]

Le gioie durature che nascono dal contatto con il mondo naturale non sono riservate solo agli scienziati, ma sono a disposizione di chiunque si lasci ispirare dalla terra, dal mare e dal cielo, e dalla loro vita straordinaria.

Rachel Carson, Brevi lezioni di meraviglia. Elogio della natura per genitori e figli, Aboca Edizioni, 2024, tradotto da Miriam Falconetti, con le illustrazioni di Lisa Tolentino e una nota di Lella Costa. Il libro è stato insignito del Premio Speciale della Giuria al Premio Andersen 2025.

Fonti principali

R. Carson, Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano 2025.

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