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Un piccolo "dietro le quinte" su come è nato Lucrezio

È qui solo da quattro giorni, ma vorrei raccontarvi un piccolo dietro le quinte su come è nato Lucrezio.

È stato necessario un anno di lavoro molto intenso. Quando, nell’autunno del 2025, con Elena Bottaro, mia socia in Think about Science (oltre che mia compagna di vita), abbiamo deciso di lanciarci in questa avventura, ci siamo divisi i compiti: io avrei diretto la parte editoriale della rivista e lei (che già lo aveva fatto per anni, per tutte le riviste del gruppo Focus) ne sarebbe stata la publisher, mettendo in piedi e guidando la complessa macchina necessaria per far funzionare una testata giornalistica (perché sì, Lucrezio è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano e io ne sono il Direttore responsabile).

Subito dopo abbiamo deciso di coinvolgere persone competenti e capaci, amiche e amici che conoscevamo bene e di cui ci potevamo fidare: la giornalista Marta Dore, già collega di Elena ai tempi di Focus e a quel tempo caporedattrice di Jack, rivista di tecnologia e innovazione, è stata la prima a essere coinvolta nel ruolo di caporedattrice; lo sviluppatore Marino Franzosi, che doveva dare un “corpo” a Lucrezio, doveva cioè costruirne lo scheletro, l’ossatura, la muscolatura e, naturalmente, il cervello digitale dentro cui avremmo messo i suoi “pensieri”, cioè i contenuti della rivista. E poi la “folle” e stimolante squadra creativa di Zampediverse, a cui abbiamo chiesto di immaginare insieme a noi la pelle di Lucrezio, vale a dire il suo aspetto: volevamo che l’estetica fosse moderna ma accessibile, elegante ma non seriosa, articolata ma comprensibile.

Un lavoro lungo e impegnativo, che ci ha fatto trascorrere anche un’estate non proprio di tutto relax, ma sapevamo che ne sarebbe valsa la pena. La seconda cosa che abbiamo deciso con Elena è stata che non avremmo voluto partner, finanziatori o sponsor con cui sostenere il progetto: ci avremmo investito personalmente tempo e risorse economiche. Era qualcosa in cui credevamo (e crediamo!) profondamente: l’idea, cioè, di condividere conoscenza, nel migliore dei modi, per contribuire con il nostro “granellino” nello sforzo collettivo di rendere il mondo un posto un po’ migliore di com’è ora. Di fare insomma, come ha chiesto a tutti noi Piero Angela nel suo congedo, la nostra parte.

Dunque, Lucrezio poteva nascere grazie a noi, ma poi doveva imparare a camminare con le proprie gambe, sostenendosi da solo. Come?

Prima di tutto grazie alle persone che decidono e decideranno di abbonarsi (se vi piace e ne condividete gli obiettivi, lo potete già fare qui, dove trovate anche tutti i vantaggi che vi abbiamo riservato). Poi, grazie ai corsi che partiranno presto (al momento ci sono i miei, ma stiamo “cucinando” qualcosa di molto speciale) e, infine, grazie a singoli progetti mirati e coerenti con i nostri obiettivi. Una cosa che avevamo chiara da subito era che non volevamo assolutamente quei pop up e quelle continue pubblicità che invadono tanti siti, rendendoli spesso faticosi da leggere. Non inseguiamo i click, gli algoritmi li lasciamo volentieri ad altri: quello che conta per noi, come ho detto, è fare le cose bene, con persone capaci e competenti, creare valore e condividerlo.

E di persone capaci e competenti ce ne servivano ancora!

A partire dalla squadra che, insieme a noi, doveva rendere tutto possibile. Ecco così unirsi al progetto Valentina Ferro (per la segreteria e l’amministrazione), Cristina Soldano (per lo sviluppo dei corsi online), Valentina Canu (per la strategia e il coordinamento dei social), Giacomo Vallarino (il social media manager), Roberta Baria (per le grafiche e le immagini social), Elena Mascolo (per il video editing), Enrico Zabeo (per la distribuzione dei podcast), l’agenzia Thyper (per la comunicazione digitale e ADV) e Edimill Media (per l’ufficio stampa). Se vuoi conoscerli meglio, si raccontano loro stessi in questa pagina.

Poi, naturalmente, c’era da pensare ai contenuti: i “pensieri” di Lucrezio.

Certo, partivamo da una base piuttosto consistente di lavoro fatto negli anni che con Lucrezio avrebbe potuto trovare una “casa” unica: gli oltre 800 video del mio canale YouTube (oggi condiviso con Lucrezio), le quasi 1300 puntate dei tanti podcast realizzati negli anni, le centinaia di articoli, approfondimenti e altro… Ma non ci bastava. Volevamo che Lucrezio diventasse un progetto corale, punto di riferimento per tante voci diverse del panorama divulgativo e culturale, persone capaci e competenti che potessero portare il loro contributo. Voci con grande esperienza, ma anche giovani e fresche, provenienti da tante discipline e ambiti diversi, in modo da avere il giusto mix di approcci e punti di vista.

Non volevamo essere una testata di news, ma uno spazio dove fermarsi a ragionare, a riflettere, a scoprire, per capire un po’ meglio quello che succede. Per questo, ogni giorno, Lucrezio doveva presentare nuovi contenuti: non troppi da risultare soverchiante, ma con un ritmo costante e quotidiano, in modo, magari, da diventare un appuntamento fisso della giornata.

Ecco allora che abbiamo iniziato a chiedere a tante amiche e amici se volevano unirsi a noi e subito, con nostra grande soddisfazione, ci hanno detto di sì. Alcune avrebbero curato rubriche mensili scritte, altre in video, e le prime firme che sono salite a bordo rappresentano davvero un dream-team della divulgazione italiana: Paolo Attivissimo, Raffaella Arpiani, Amedeo Balbi, Sofia Belardinelli, Silvia Bencivelli, Giulio Carlone, Filippo Casaccia, Cristina Da Rold, Matteo Dore, Chiara Galeazzi, Vera Gheno, Francesco Lancia, Silvia Lazzaris, Elisa Palazzi, Lorenzo Paletti, Antonio Pascale, Luca Perri, Nico Pitrelli, Roberta Villa, Giorgio Volpi e poi tanti e tante altre autrici e autori che si uniranno a noi strada facendo (qui li trovi con le loro biografie e relative rubriche). Non faccio spoiler per non rovinare le sorprese…

Restava solo un punto da chiarire: quando facciamo partire Lucrezio?

Ci abbiamo pensato e poi ci siamo dati una data entro cui avremmo dovuto terminare la costruzione di ogni cosa: il 1 ottobre 2026. Sembrava lontanissima all’inizio, ma a mano a mano che ci avvicinavamo, ci rendevamo conto della mole sempre più grande e complicata delle cose da fare. Ce n’era davvero abbastanza per pensare che forse conveniva prendersi più tempo per fare con calma, magari si poteva partire a novembre o, ancora meglio, nel 2027…

Ma sono convinto che non sia mai una buona idea rimandare qualcosa in attesa del “momento giusto”: il momento perfetto non esiste, non ci sarà mai un giorno in cui tutto sarà pronto, ordinato, perfetto, un momento in cui gli altri impegni si diraderanno, in cui tutte le “congiunzioni astrali” (per chi ci crede, non noi di sicuro!) sarebbero state favorevoli. Bisognava darsi una scadenza e rispettarla, anche a costo di lasciare ancora qualcosa da sistemare o da far partire in un secondo momento.

E così è stato. Il Lucrezio che trovate ora online qui è quello che avevamo immaginato all’80%, direi. Che significa? Che è una testata completa, con tutte le sue sezioni e i contenuti che volevamo, ma continuiamo a lavorare ad altre “cosette” che arriveranno un po’ alla volta e che rappresenteranno altre piccole (o grandi!) sorprese.

Un ultima cosa…

Forse avrete notato che abbiamo scelto una “e” come simbolo di Lucrezio. Ma non dovrebbe essere una “L”? In realtà, molte testate giornalistiche scelgono una sola lettera come simbolo, e non sempre è la prima del nome. Il New York Times, per esempio, ha la sua “T” gotica, la T di “The”. Il Post ha la “S”. Noi abbiamo scelto la “e”. E non per caso.

Pensaci: la “e” è la lettera che unisce. Diciamo “io e te”, “noi e voi”. Se avessimo scelto la “o”, avremmo detto l’esatto contrario: o noi, o voi. O di qua, o di là. E di “o”, in giro, se ne sentono già parecchie.

La “e”, invece, accoglie. E apre discorsi: “abbiamo capito questo… e non solo”. “C’è questo… e anche quest’altro”. È la lettera di chi non si accontenta di una sola risposta. Di chi mette insieme la scienza e l’arte, la mente e il cuore, la meraviglia e il metodo.

Ed è un discorso che resta sempre aperto: ogni volta che qualcuno aggiunge una domanda, un’idea, uno sguardo, Lucrezio si allarga un po’.

Perché, alla fine, Lucrezio siamo io e te, noi e voi.

Con la “e” in mezzo.

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Massimo Polidoro

Massimo Polidoro

Divulgatore scientifico, scrittore e giornalista, è il cofondatore e Direttore di Lucrezio.