La geopolitica? Ci dà una bussola per provare a capire il mondo
SOCIETÀ

La geopolitica? Ci dà una bussola per provare a capire il mondo

Tra potenze emergenti, guerre, rotte commerciali e nuove tecnologie, leggere il mondo è sempre più difficile. Abbiamo provato a farlo con Alessandro Beloli, geografo e divulgatore scientifico.

Ogni giorno siamo travolti da notizie di guerre, tensioni tra grandi potenze, ingiustizie, crisi economiche, competizione tecnologica, alleanze nuove e altre che si sgretolano, minacce nucleari… Situazioni che suscitano domande inquietanti a cui è facile rispondere solo se si semplifica la realtà. Se invece si cercano risposte che permettano davvero di orientarsi in questo panorama complesso, bisogna studiare. O rivolgersi a qualcuno che ci aiuti a decifrare le analisi di quella disciplina che va tanto di moda: la geopolitica. A questo scopo Massimo Polidoro ha incontrato al Gomitolo Atomico Alessandro Beloli, geografo e divulgatore scientifico, autore del libro Geopolitica a portata di mano. Con lui abbiamo provato a guardare con occhio critico quello che sta succedendo intorno a noi.

Inizio con una domanda provocatoria: chi comanda davvero il mondo?

È una domanda che sembra avere risposte immediate: le grandi potenze, le multinazionali, le Big Tech, le banche, le aziende farmaceutiche. In realtà la situazione è molto più complessa. Non esiste un unico centro di comando e proprio per questo la geopolitica, di cui mi occupo come divulgatore, può aiutarci a capire come funziona il mondo. Bisogna però chiarire un punto: non è una scienza esatta, ma un modo di osservare la realtà e di interpretarla. Ogni analista, infatti, legge gli stessi eventi attraverso prospettive diverse. L’importante è avere gli strumenti per orientarsi.

Alessandro Beloli è stato ospite al Gomitolo Atomico il 26 maggio 2026. Questo articolo è tratto da quella conversazione.

Da dove si può cominciare per capire gli equilibri del pianeta?

Io partirei dalla geografia. Immaginiamo di osservare la Terra dallo Spazio, come farebbe un alieno. La prima cosa che noteremmo è che il pianeta è composto per circa il 70 per cento della sua superficie da acqua e che gran parte delle terre emerse si concentra nell’emisfero settentrionale. Se lo osservassimo di notte, vedremmo enormi concentrazioni di luci nell’Asia orientale, in Europa e sulla costa orientale degli Stati Uniti. Quelle luci raccontano dove vivono miliardi di persone, dove si concentra l’economia e dove esistono gli sbocchi sul mare. Ed è proprio il mare uno degli elementi decisivi. Ancora oggi tra l’80 e il 90 per cento del commercio mondiale, in termini di volume, viaggia via nave. Per questo il controllo degli stretti e delle rotte marittime continua a essere strategico. Lo dimostrano le tensioni nello stretto di Hormuz: basta una crisi in quel punto per avere ripercussioni sull’intera economia mondiale.

Dallo spazio, però, i confini non si vedono.

Infatti. I confini sono una costruzione umana, non esistono in natura. Dal punto di vista biologico siamo un’unica specie, ma la storia ci ha portato a dividerci in Stati, culture e identità spesso contrapposte. È fondamentale allora educare al dialogo e al compromesso. Non è semplice, perché è molto più facile diffidare dell’altro o costruire narrazioni che alimentano la paura. Anche la democrazia, in fondo, richiede fatica: oggi soltanto una piccola parte della popolazione mondiale vive in una piena democrazia, un sistema fragile e tutt’altro che scontato.

Quale ruolo può avere la divulgazione?

Un ruolo decisivo. Chi divulga non dovrebbe dire alle persone che cosa pensare, ma offrire gli strumenti per ragionare con la propria testa. Mi piace usare una metafora: la geopolitica è una bussola. Non indica una sola strada giusta, ma permette di orientarsi tra molte direzioni possibili. Il rischio maggiore oggi è la semplificazione. Il fatto è che studiare richiede tempo e fatica, ma è l’unico modo per diventare cittadini davvero consapevoli.

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Marta Dore

Marta Dore

Giornalista, si è occupata di salute, tecnologia, cultura, migranti. È la caporedattrice di Lucrezio.