La fantascienza insegna la scienza (ma solo se è fatta bene)
Al cinema si possono imparare tante cose sulla fisica, sulla genetica, sull’astronomia. Bisogna scegliere i film giusti, però. Al Gomitolo Atomico abbiamo chiesto a Luca Perri, astrofisico e cinefilo, di raccontarci il rapporto tra cinema, scienza, fantascienza e fantasy.
ratpack223 - iStock
Dai pianeti con due soli, all’iperspazio, agli alieni a forma di polpi giganti, al T-Rex creato in laboratorio: i film di fantascienza a vote hanno addirittura anticipato scoperte importanti. Oppure, se costruiti bene, sono un ottimo punto di partenza per fare divulgazione scientifica. Massimo Polidoro, per il Gomitolo Atomico, ha chiesto a Luca Perri, phd in fisica e astrofisica all’università dell’Insubria, astrofisico dell’Istituto nazionale di astrofisica, divulgatore, quali film sono da promuovere e quali proprio no.
Partiamo da una pietra miliare: Guerre Stellari. È fiction, eppure ci ha insegnato tante cose legate alla scienza…
Di solito si associa la scienza più a Star Trek, mentre Guerre Stellari è più associata o al fantasy. In realtà Star Wars ha un enorme merito: ha anticipato scoperte dell’astrofisica. Gli sceneggiatori, per esempio, hanno immaginato l’esistenza di un pianeta con due soli. È nato così nel 1977 il pianeta circumbinario Tatooin su cui inizia la saga. Bene, nel 2011 ne abbiamo scoperto uno per davvero. Del resto, a volte la fantascienza ispira la ricerca degli scienziati: in questo caso, qualcuno di loro è andato a cercare un pianeta simile a Tatooin nell’universo, che è abbastanza ampio da farci scoprire cose ritenute improbabili. Pensiamo anche al pianeta Kessel, sempre in Star Wars, intorno al quale nel film c’è un grappolo di buchi neri: per quanto ne sapeva l’astrofisica, un grappolo simile non poteva esistere perché i buchi neri si sarebbero mangiati a vicenda. Invece ne abbiamo trovato uno nel febbraio del 2021 con il telescopio Hubble.
Luca Perri è stato ospite al Gomitolo Atomico l'1 luglio 2025. Questo articolo è tratto da quella conversazione.
George Lucas è partito da nozioni scientifiche per costruire quel mondo?
Sì. Per esempio già l’inizio della storia è legato alla scienza. Sono convinto che la frase che apre molti dei film della saga “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…” sia dovuta al fatto che la luce da quella galassia viaggia per milioni di anni per arrivare da noi, quindi l'informazione che noi vediamo è davvero di tanto tempo fa. O ancora, l'iperspazio: Lucas parte da un concetto teorizzato di uno spazio-tempo con almeno una dimensione in più. L’idea è nata sicuramente da qualcosa che lui ha letto.
E la spada laser?
La spada laser, ahimé, è una scemenza. È bellissima, ma dal punto di vista scientifico è impossibile realizzarla per moltissimi motivi. Per esempio, il laser è infinito quindi, una volta sguainata la spada, colpirebbe chiunque e qualsiasi cosa. Inoltre è invisibile. E ancora, l’elsa sarebbe così calda che, sguainarla, si fonderebbe la mano. Infine, due laser che si incrociano non sbattono, si attraversano. Insomma, in questo caso è un’invenzione del tutto insensata. Resta un bel gioco di fantasia.
E l’astronave Millennium Falcon la salviamo?
È sicuramente molto bella, ma ha tecnologie che noi fisicamente non potremmo mai costruire tra cui l’iper guida che viaggia più veloce della luce, cosa impossibile visto che l’astronave ha una massa. Nonostante sia impossibile da realizzare, qualcuno ha provato a calcolare quanto costerebbe costruirla ed è venuto fuori che tutto sommato, assicurazione compresa, non sarebbe un costo così esorbitante: circa 2 miliardi e mezzo di euro. Molto meno del Ponte sullo stretto!
George Lucas, courtesy of Skywalker Properties Ltd.
Parliamo di racconto cinematografico puro: la trilogia originale è la più amata, poi ci sono stati i tre prequel e poi i tre sequel girati da Rian Johnson e J.J. Abrams…
Per carità, i sequel non vanno neppure considerati!
Secondo te perché non c’è stata una coerenza interna nei tre sequel?
Immagino per contrasti tra il desiderio dei registi di lasciare un segno e i desiderata della casa di produzione. Questo spiega l’alternanza dei registi chiamati. In ogni caso, a livello di sceneggiatura, ci sono cose che non hanno senso. Li considero occasioni perse.
Ci sarà un’ulteriore trilogia?
Sì e la temo molto. Anche perché più ne fanno e più diventa difficile difendere la saga. Al momento gli episodi che mi piacciono davvero sono 4 su 9; se ne fanno altri tre brutti vado troppo sotto!
Cambiamo film. Che cosa mi dici di Interstellar?
Il soggetto lo ha scritto Kip Thorne, Premio Nobel per la fisica nel 2017 per la scoperta delle onde gravitazionali. Tra l’altro aveva inserito in Interstellar le onde gravitazionali, ma Nolan le ha tagliate e oggi il regista sostiene che sia stato il più grande errore della sua carriera, anche perché effettivamente l’esistenza delle onde gravitazionali è stata scoperta pochi anni dopo l’uscita del film. Di fatto, il modo in cui è stato costruito Interstellar per me è il migliore per fare fantascienza: si parte da conoscenze scientifiche e poi si mettono attorno assunzioni ragionevoli, anche spingendole più in là possibile, ma sempre rimanendo nel campo del plausibile. Dai film di fantascienza fatti bene, sono nate e nascono discussioni e spunti per gli stessi scienziati. All’epoca in cui è stato scritto Interstellar, per esempio, le onde gravitazionali non erano state davvero viste ma tutta la comunità scientifica le stava cercando. Era quindi ragionevole inserirle come elemento della trama. Oltretutto in questo modo si riesce a creare un’aura positiva e intrigante intorno alla scienza, che da tanti è vista come qualcosa di cattedratico e lontano.
E Gravity è uno di questi film che possono avvicinare alla scienza?
Assolutamente no. Il problema è stato che il regista Alfonso Cuarón, per un anno prima dell’uscita del film, è andato in giro a sostenere che avevano fatto un film iper realistico, quasi un documentario. Invece, da un punto di vista scientifico, Gravity è tutto sbagliato. Sono 90 minuti di errori uno dopo l’altro. Tra l’altro anche Alien di Ridley Scott, è pieno di errori. Quando si avvicinano alla Luna, sparano dati sul nostro satellite che sono completamente a caso! Bastava chiedere a un qualunque studente universitario di fisica… È un problema di superficialità e sciatteria.
Parliamo di come vengono rappresentati gli extra terrestri.
Nella maggior parte della fantascienza gli alieni sono cattivi, ma questo è un espediente narrativo per tenere alta l’attenzione e la tensione e andare incontro all’elemento horror che tanti film di questo tipo hanno. Anche nei film in cui ci sono società multi planetarie c’è sempre una traccia di distopia, e la convivenza è sempre descritta come molto difficile. Quasi solo Spielberg non li ha rappresentato così. L’astronomo e divulgatore Carla Sagan, autore del libro Contact, si irritava quando vedeva gli extra terrestri rappresentati sempre come creature predatorie. Infatti non amava Alien.
Un disegno di HR Giger, l'artista svizzero che ha ideato la rappresentazione dello Xenomorfo, la creatura protagonista di Alien. Per questo lavoro ha ricevuto l'Oscar ai migliori effetti speciali nel 1980.
Tu come ti immagini l’aspetto di eventuali alieni?
Intanto non credo siano bipedi, perché avere due gambe rende molto instabili. Su accelerazioni di gravità differenti rispetto a quella terrestre, se sei bipede rischi di inciampare e poi di morire anche solo sbattendo la testa. Non mi dispiace, invece, l’idea degli Eptapodi di Arrival. Questi ‘polponi’ tutto sommato potrebbero avere senso perché abbiamo trovato molti pianeti ricoperti probabilmente da oceani di un qualche tipo; pensiamo anche alle Lune di Giove, che contengono uno strato di ghiaccio. Se c’è un oceano molto profondo, devo immaginare come plausibili esseri che possano reggere le pressioni che ci sono lì sotto. Oppure posso immaginare dei ragni enormi: avere tante zampe favorisce la stabilità e poi i ragni hanno grande capacità di movimento con poca massa e questa caratteristica potrebbe aiutare in ambienti con gravità molto intense.
Passiamo a un tipo di fantascienza di tipo diverso. Che ne pensi di un film come Jurassic Park?
È uno dei miei film preferiti! Parte da un’idea interessante e plausibile. Infatti, con le tecniche genetiche, si può costruire un qualcosa che sia simile ai dinosauri. Nel romanzo è scritto è spiegato molto meglio che nel film: loro non stanno ricreando i veri dinosauri, ma prendono DNA incompleto di dinosauri e inseriscono DNA di esseri moderni, anche anfibi. Era un’idea che serpeggiava nella comunità scientifica e che tuttora serpeggia. Anche noi stiamo provando a fare una cosa molto simile con il mammut e c’è un progetto in corso che ha suscitato discussioni anche etiche: l’idea è partire da alcuni reperti di mammut da cui siamo riusciti a ricavare informazioni genetiche per poi riprodurre, con un mix genetico con il DNA degli elefanti, un qualcosa che riporti a un mammut. Al tempo di Jurassic Park, dunque, si mirava a creare un “pollosauro”, perché i polli hanno conformazioni strutturali molto simili ai teropodi di cui facevano parte il T-Rex e il Velociraptor. L’idea era di prendere materiale genetico recuperato da qualche parte di dinosauro, inserirlo all’interno di quello che è il genoma di un pollo, e creare appunto il pollosauro. Jurassic Park quindi partiva da qualcosa di plausibile, solo che poi nello sviluppo cinematografico si è abdicato a ogni plausibilità. È tutto molto sbagliato, insomma, anche la dimensione dei Velociraptor, perché non erano grandi come nel film, ma come dei tacchini!
E Indiana Jones?
Diciamo che gli episodi uno e tre sono bellissimi, anche se ci sono tantissimi sbagli rispetto alla legge della fisica. Tutti gli altri, proprio no.
E Oppenheimer?
In Oppenheimer dicono un sacco di frasi scientifiche, mai spiegate, ma tutte corrette. Sul set di Nolan, il regista, doveva quindi esserci un fisico, ne sono sicuro. Un’altra attenzione che hanno avuto è stata quella di inserire tantissimi personaggi, spesso senza nemmeno citarli, ma tutti corretti. Ci sono solo due criticità in questo film, che per il resto, dal punto di vista scientifico, va benissimo. La prima è che la bomba vera e propria, The Gadget, era rosa pesca. Nolan deve aver pensato che quel colore non facesse paura e quindi ha deciso di farla grigia antracite. Va bene così, è una licenza cinematografica. La seconda cosa è che hanno completamente tolto un personaggio, John von Neumann, che invece è stato una figura chiave del Progetto Manhattan e ha contribuito in modo decisivo alla progettazione della bomba atomica. Io ho una mia teoria su questa decisione: poiché il film è stato girato nei primi tempi dell’invasione dell’Ucraina e poiché von Neumann era abbastanza guerrafondaio e propenso a usare l’atomica con disinvoltura, hanno preferito eliminarlo.
Concludendo, si può dire che i film di fantascienza permettono di fare divulgazione scientifica?
Certo. La scienza fa parte della nostra vita, così come può farne parte lo sport; e secondo me, più se ne discute in maniera consapevole, meglio è. Creare consapevolezza a partire da un film, perché no?
Giornalista, si è occupata di salute, tecnologia, cultura, migranti. È la caporedattrice di Lucrezio.
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